Il quadro storico Nel corso del II e III secolo d.C., l’impero romano raggiunse l’apice dell’espansione territoriale e della prosperità materiale. L’arte dell’età imperiale comprese la produzione artistica dei secoli da Augusto a...
moreIl quadro storico
Nel corso del II e III secolo d.C., l’impero romano raggiunse l’apice dell’espansione territoriale e della prosperità materiale. L’arte dell’età imperiale comprese la produzione artistica dei secoli da Augusto a Costantino. Fino all’età di Traiano l’impero visse un lungo periodo di pace all’interno, accompagnato dalla progressiva espansione territoriale oltre i confini; quindi patì una grave crisi politica, economica e militare, che si concluse con un’ultima fase di ripresa dell’istituzione imperiale. A questo quadro storico corrisposero vari momenti dello sviluppo artistico: l’arte dei primi due secoli si espresse attraverso un linguaggio elaborato nella tarda repubblica, fortemente impregnato di classicismo, pur con accenti originali soprattutto in campo urbanistico e architettonico. I modelli creati a Roma vennero esportati in tutto il vastissimo territorio dell’impero e adattati alle singole tradizioni locali. Sotto Traiano (98 – 117 d.C.) l’impero conobbe il suo apogeo, ed anche l’arte riuscì, per la prima volta (stando a quanto ci è pervenuto), a staccarsi dall’influenza ellenistica
Un Nabateo ellenizzato : Apollodoro di Damasco.
Uno degli architetti più prestigiosi e geniali fu Apollodoro di Damasco. Architetto, scrittore e ingegnere militare greco, attivo a Roma all’inizio del II secolo d.C., a lui si deve il progetto del grandioso Foro voluto dall’imperatore Traiano e, molto probabilmente, quello degli adiacenti Mercati Traianei.
Su Apollodoro ci sono poche informazioni da parte degli autori antichi, ma un suo scritto di ingegneria militare, “L’arte della guerra” (un trattato sulla costruzione di macchine belliche composto nel corso di una delle campagne daciche di Traiano) fornisce preziose informazioni sulle sue origini, in quanto la povertà lessicale che gli impedì di esprimere chiaramente il proprio pensiero è indizio di un’educazione acquisita in una madrelingua diversa da quella in cui scriveva. Nonostante il nome greco Apollodoro, un Siriano di origine anellenica, era un Nabateo ellenizzato di prima generazione, che aveva appreso il greco come seconda lingua e che aveva adottato un nome greco, come era tenuto a fare qualunque orientale che volesse acquisire una posizione elevata nel mondo romano. Il nome originario, di cui per assonanza quello greco potesse essere considerato un parallelo, può essere facilmente riconosciuto nell’arabo Aboudat (in greco Obodes), ben diffuso tra i Nabatei, i quali nel I secolo a.C. ebbero anche tre monarchi così chiamati.
Nel tempo Damasco è stata una metropoli di cultura cosmopolita, abitata dall’epoca di Alessandro Magno in poi da Arabi, Greci, Giudei, Romani. La città cadde sotto il dominio dei Nabatei, una popolazione araba, verso l’anno 85 a.C., per essere poi occupata dai Romani nel 66; nel 38 la Celesiria fece parte dei territori donati da Antonio a Cleopatra, tornando in seguito in possesso dei Nabatei, fino all’epoca di Nerone in cui fu nuovamente sotto il controllo romano.
Appolodoro fu un favorito di Traiano e l’architetto ufficiale di questo, che seguì nelle guerre contro i Daci. Il legame tra Apollodoro e Traiano si spiega facilmente. Nel 76-77 d.C. il padre del futuro imperatore, M. Ulpio Traiano, era stato governatore della Siria (legatus pro praetore Syriae), provincia in cui lo stesso Traiano aveva soggiornato nel 73-74 oppure nel 75-76, all’età di venti o ventidue anni, come tribunus legionis. E’ molto probabile quindi che il padre dell’architetto sia entrato nella clientela di Traiano padre, mentre questi era in Siria. Apollodoro dovrebbe essere nato intorno all’anno 60 d.C., e forse fu introdotto a Roma da Traiano già nel 91, quando era console ordinario, per essere impiegato nell’attuazione dei programmi domizianei di intenso rinnovamento edilizio della città .
Per Traiano Apollodoro costruì presso Drobeta il ponte di Traiano sul Danubio nella campagna del 104 in Dacia. Progettò inoltre un gymnasium, bagni pubblici, l’Odeon di Domiziano, il Porto di Traiano ad Ostia Antica, il Foro e la Colonna di Traiano a Roma. Gli sono ancora attribuiti gli archi trionfali di Benevento e Ancona. È inoltre ritenuto l’architetto dell’ultimo rifacimento del Pantheon.
Apollodoro di Damasco è l’unico grande architetto romano di cui si conoscano il nome e pressoché l’opera completa, ed è sicuramente uno dei maggiori dell’antichità. La questione del suo stile è piuttosto dibattuta dagli studiosi; in ogni caso gli si riconosce una sintesi organica fra tradizione italico-romana e moduli ellenistico-orientali.
Il ponte di Traiano sul Danubio
Nella sua attività di ingegnere militare costruì, nell’intervallo fra la prima campagna dacica (101-102 dc) e la seconda (105 dc), il ponte sul Danubio, sul quale le legioni romane passano nell’ estate dell’ anno 105, e del quale rimangono vestigia presso Drobeta (Romania) e un’immagine in rilievo sulla Colonna Traiana. Il ponte, lungo più di un chilometro, è rimasto famoso per l’audacia delle soluzioni tecniche. Su di esso, dalla tecnica arditissima, scrisse anche un trattato; da codici bizantini è stata invece tramandata la parte fondamentale, con i disegni, del suo trattato di poliorcetica.
Per la storia antica dei romeni Apollodoro rimane il personaggio che ha cambiato il corso della storia costruendo un ponte sul Danubio, che ha facilitato nel modo diretto i legami dell’Impero Romano con il territorio conquistato. Testimonianze sul ponte costruito da Apollodoro di Damasco fornisce lo storico Cassius Dio che lo considerava una “meraviglia” della storia della antichità.
L’importanza del ponte
Tra le due guerre tra romani e daci – 101-102 e 105-106 – periodo in cui l’imperatore Decebal è stato costretto ad accettare una pace imposta di Traiano – i romani avevano bisogno di una strada più breve che potesse assicurare una comunicazione più diretta con la Dacia, nella prospettiva di vincere il popolo daco. Per superare la difficoltà imperatore Traiano prende in considerazione la costruzione di un ponte sul Danubio, allo scopo di eliminare uno degli ostacoli costituito proprio dalla mancanza di una comunicazione diretta con la Dacia. Non a caso l’imperatore Traiano in persona sceglie il posto del futuro ponte sul Danubio. Punto strategico di grande importanza, Drobeta offriva un particolare vantaggio: la scarsa profondità dell’acqua e una larghezza relativamente ridotta del fiume nel luogo prescelto. Apollodoro costruì il ponte tra gli anni 103-105. Le fonti antiche ricordano i dettagli del ponte: 1135 m di lunghezza, 15 m di larghezza, 19 m in altezza, realizzato in legno e sostenuto da pilastri fortemente conficatti nel letto del fiume. I piloni erano costruiti in mattoni, pietra e “pozzolana”, provenienti dall’Italia), ma non si conosce nulla sul metodo di costruzione. Numerosi ricercatori presumono che Apollodoro abbia deviato il corso del Danubio determinando così una diminuzione del livello dell’acqua.
Alla fine dei lavori la sua guardia era assicurata da Drobeta e Pontes. L’accesso sul ponte non era possibile se non attraversando queste castra. Alla fine della dominazione romana in Dacia, il ponte è stato distrutto più volte. Oggi si possono vedere ancora i monconi dei piloni del ponte alle due estremità sulle rive del Danubio; nel 1858, quando il grande fiume ha registrato un livello molto basso, è stato possibile vedere anche la parte del ponte che si trova sott’acqua. Malgrado le pochissime tracce rimaste del ponte di Apollodoro di Damasco, questo rimane nella memoria uno dei più grandi monumenti dell’antichità.
Il Foro di Traiano
A Roma oltre a un odeon, a un circo e a un ginnasio, Apollodoro di Damasco realizzò il complesso del Foro Traiano, che fu modello per tutti i fori dell’impero. Alla grande piazza del foro (126 m di lato) si accedeva dal Foro di Augusto attraverso un arco trionfale; al centro era posta la statua equestre dell’imperatore. Sui lati si allargavano due vasti emicicli a colonne (i Mercati); di fronte all’entrata si trovava la facciata della Basilica Ulpia a cinque navate interne e absidata sui lati minori. Sul fianco posteriore della basilica si aprivano le due biblioteche, greca e latina, a pianta rettangolare, oltre le quali si accedeva al tempio del divo Traiano. Tra le biblioteche e di fronte al tempio si innalzava la Colonna Traiana.
La Colonna di Traiano
La Colonna di Traiano, il cui fregio rappresenta le guerre daciche dell’imperatore, è una felice invenzione. La Colonna e il primo monumento trionfale di questo genere e presenta rilievi di eccezionale qualità, attribuiti, almeno per la concezione, ad un “Maestro delle imprese di Traiano” che secondo alcuni sarebbe da identificare con l’architetto.
Fonte: piazzaitalia.ro Piazza Italia Journal, 2009 (Renata TATOMIR
Ricercatrice per il Fondo Giulio Magni)